Manlio Cammarata repoprter Manlio Cammarata reporter - Archivio 2006-2013
Televisione

TV digitale terrestre: un futuro di (in)certezze

18.12.07
Promuovere la DTT: ecco le agevolazioni fiscali per apparecchi... che non ricevono il digitale criptato! Intanto si discute del futuro della televisione, ma si pensa solo al duopolio di oggi invece che ai tanti canali che vedremo dal 2012. Forse.
 
"Decoder digitale terrestre - Detrazione fiscale 20%": un cartello di questo tipo campeggia su molti televisori dell'ultima generazione presenti negli scaffali dei negozi, affollati per gli acquisti natalizi. E' l'effetto di una disposizione della legge finanziaria 2007, pensata "allo scopo di favorire il rinnovo del parco apparecchi televisivi in vista della migrazione della televisione analogica alla televisione digitale".
Ma una spiacevole sorpresa si nasconde dietro lo sconto "in differita" (si deve attendere la prossima dichiarazione dei redditi per recuperare la somma): quasi tutti gli apparecchi oggi in vendita non non hanno la fessura per la scheda di Mediaset o La7 per la visione dei canali a pagamento. Ricevono solo i canali free.

La non compatibilità con lo standard della DTT a pagamento (mhp) è una limitazione non trascurabile, se si pensa che la programmazione sportiva criptata è il principale motivo per cui molti italiani hanno acquistato o stanno per acquistare un decoder digitale terrestre, o sono sul punto di acquistare un televisore adatto alle trasmissioni in digitale. Che significa tutto questo?

Significa probabilmente che l'industria non crede nel decollo della TV digitale terrestre in Italia. E' strano: i produttori dovrebbero avere tutto l'interesse a spingere le famiglie a cambiare gli apparecchi, sostituendoli con modelli predisposti per la televisione dei prossimi anni. O forse pensano che il ritardo sarà tale da far maturare una nuova ondata di sostituzioni?

C'è un dato che deve essere valutato con attenzione: l'art. 16  del "collegato" alla legge finanziaria 2008 impone tappe precise per il digitale terrestre. Eccole:
1. entro quattro mesi dall'entrata in vigore del decreto (3 ottobre 2007) tutti i televisori solo analogici dovranno essere messi in vendita con la scritta "Questo televisore non è abilitato a ricevere autonomamente trasmissioni in tecnica digitale";
2. entro un anno dalla stessa data i produttori dovranno fornire ai distributori solo apparecchi provvisti di sintonizzatore digitale;
3. entro diciotto mesi (cioè entro il 3 aprile 2009) tutti i ricevitori in vendita dovranno incorporare "un sintonizzatore digitale per la ricezione dei servizi della televisione digitale" (si noti che non è specificato se terrestre o satellitare, in ossequio al principio della neutralità tecnologica imposto dalla UE).

Dopo di che si dovrà attendere la fine del 2012 per lo switch off definitivo, cioè per lo "spegnimento" di tutte le trasmissioni analogiche, con la ragionevole prospettiva che una buona parte del parco di televisori sia in grado di ricevere il digitale.
L'esperienza di questi anni insegna a non essere troppo ottimisti: il passaggio al digitale non è ancora completo anche nelle regioni che dovrebbero essere all digital da un pezzo; molte altre sono ancora al "Carissimo amico...". 

Il fatto è che la "migrazione" è un'operazione complessa e costosa: presuppone la modifica degli impianti di trasmissione di tutte le emittenti della zona interessata e la disponibilità dei televisori o dei decoder digitali da parte degli utenti. L'analogico non si può "spegnere" se non sono soddisfatte queste due condizioni.

Si aggiunge il sospetto di una parte dei potenziali utenti che la DTT sia una fregatura.
Si leggono infatti su molti siti, a cominciare da quello di Beppe Grillo, espressioni come "La bufala del digitale terrestre", "Il digitale terrestre è una vecchia ciabatta rotta!!!" o "Il digitale terrestre è nato morto. Impossibile tentare di resuscitarlo".

E vero che la legge Gasparri (ancora in vigore!) ha disegnato un quadro poco convincente della TV digitale. La nuova tecnologia ci è stata "venduta" dal governo Berlusconi con una formula sbagliata, che esagerava l'importanza dell'interattività, favoriva la diffusione dei canali a pagamento degli operatori esistenti e promuoveva, contro ogni buon senso, i servizi interattivi della pubblica amministrazione (che si sono rivelati un fallimento).

Ma c'è un punto fermo: alla faccia di tutti i beppegrillo, la televisione sarà digitale. Volenti o nolenti, ci piaccia o non ci piaccia, la televisione come la conosciamo oggi è destinata a cambiare. La DTT è la naturale evoluzione della tecnologia televisiva e la disponibilità di un maggior numero di canali è il primo, ma non unico motivo per accelerare il passaggio.

Più canali potrebbero anche favorire il superamento dell'attuale fase di stallo del sistema televisivo italiano, nel quale non c'è un'offerta sostanziale alternativa al duopolio Rai-Mediaset.
La Rai, come si può leggere nel Piano industriale 2008-2010, si attrezza per migliorare e aumentare l'offerta di canali digitali gratuiti; Mediaset la precede presentando due nuovi canali, sempre free.
Nessuna novità, invece, per quanto riguarda i canali a pagamento.

Insieme a queste certezze ci sono tante incertezze. Sui tempi della diffusione degli apparecchi - decoder o televisori - in grado di ricevere il segnale digitale, anche criptato, su date realistiche per gli switch-off territoriali, sulla assegnazione delle frequenze a nuovi operatori.
Su quest'ultimo punto c'è una buona notizia. il Ministero delle comunicazioni ha lanciato un bando di gara per l'assegnazione di nuove frequenze. Ma, secondo L'Unione Sarda, ci sarebbero degli errori nell'elenco delle frequenze disponibili. Un'altra polemica che si apre?

Un'altra, perché di polemiche intorno al sistema televisivo, e in particolare per quello che riguarda la Rai, ce ne sono abbastanza. Ma si discute sempre della televisione di oggi (di ieri?), pensando al modello duopolistico che sembra così difficile da superare. Invece, se si discutesse della televisione di domani, quella con decine e decine di canali digitali, si potrebbero fare discorsi più costruttivi.

Per esempio, si potrebbe immaginare un canale digitale che passi solo programmi della cosiddetta "televisione di qualità", in replica (e quindi a un costo bassissimo): da quelli di Gianni Minoli a quelli di Corrado Augias, passando per il Passepartout di Philippe Daverio, le letture di Dante di Roberto Benigni, le lezioni di storia dell'arte di Dario Fo. E altri, che nella TV pubblica non mancano.
Qualcuno dirà: c'è RaiSat Extra che lo fa, almeno in parte. Vero. Ma perché devo pagare Sky per vedere qualcosa che ho già pagato con il canone TV?

Per approfondire l'argomento:
La TV digitale terrestre nel sistema dei media - 1
- Perché il digitale terrestre?
La TV digitale terrestre nel sistema dei media - 2 - I contenuti della DTT
La TV digitale terrestre nel sistema dei media - 3 - Il set-top-box, ma non solo... - Dalla parte dell'utente
La TV digitale terrestre nel sistema dei media - 4 -  Diritti digitali, il problema dei problemi
La TV digitale terrestre nel sistema dei media - 5 - La linea rossa del divario digitale

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