Sole sulla neve e ombre scure: una sfida per l'esposimetro, ma anche per il monitor. Che deve mostrare le sfumature delle alte luci e nello stesso tempo i dettagli delle ombre. Per ottenere questo risultato è indispensabile un monitor adatto e calibrato con cura. Così si può fare a meno di costosi schermi specialistici, come vediamo in questa lezione.

Calibriamo il monitor (i colori non sono un'opinione) – 1

 Lezioni di fotografia  N. 11  – 3 agosto 2020 Precedente  Seconda parte
   Indice delle lezioni

La fotografia digitale offre infinite possibilità di elaborazione, dalla semplice post-produzione (correzioni della luminosità, della temperatura di colore e altre) fino ai "trucchi" più sofisticati di Photoshop e affini.
La post-produzione è il processo che corregge e migliora l'immagine fino a renderla come il fotografo l'ha pensata. L'immagine finale deve poter essere vista da chiunque come il fotografo l'ha creata, con quei colori, con quelle sfumature. Un cielo azzurro deve essere di quell'azzurro, non blu per un difetto di luminosità o celestino pallido, quasi bianco, per un eccesso di contrasto. Per ottenere questi risultati è necessario lavorare con un monitor che assicuri la più alta fedeltà possibile nella resa dei colori, secondo standard comuni.

Ci sono monitor specifici per l'uso fotografico, più costosi dei normali modelli home-office, e ci sono quelli da videogioco, molto veloci nella risposta, ma a volte poco fedeli nella resa dei colori.
Tuttavia anche i monitor "normali" possono soddisfare le esigenze del fotografo o del videografo, purché rispettino alcuni requisiti  – ne parliamo in questa pagina – e siano regolati a puntino, come vedremo nella seconda parte di questa lezione.

In ogni caso è praticamente obbligatorio l'uso di due monitor, uno "di servizio" per compiere tutti i passaggi e uno per la visualizzazione delle fotografie a pieno schermo e per l'ingrandimento dei dettagli. Per il primo va bene qualsiasi schermo di buona qualità e dimensioni e risoluzione sufficienti a non affaticare la vista; per il secondo i requisiti sono più critici, soprattutto se si vogliono realizzare elaborazioni che vanno al di là della normale post-produzione.

Un test al volo. Anche in una foto così piccola (vista su un monitor di almeno 24") si devono vedere le cuciture della camicia bianca di Ferdy Coppola e si deve capire che quella di Giorgio Cùscito è blu e non nera.
Un'altra "prova al volo". Con qualsiasi programma di grafica si disegna un rettangolo grigio medio e lo si osserva a pieno schermo. Così si controlla a colpo d'occhio la presenza di sensibili differenze di luminosità o di colore su tutta la superficie.

I parametri essenziali

Per l'uso fotografico i parametri essenziali per la scelta di un monitor sono, in ordine di importanza:
1. la resa dei colori;
2. le dimensioni, anche in funzione della distanza di osservazione;
3. la risoluzione, non particolarmente critica nel normale lavoro di post-produzione, ma importante per le elaborazioni più critiche "da Photoshop".

Per il montaggio video, oltre ai punti 1 e 2, occorre un monitor di sevizio abbastanza grande perché, oltre all'area in cui si vede l'anteprima delle clip, occupa molto spazio la time line, oltre a diversi menù. In pratica nel montaggio video i due monitor affiancati sono indispensabili. Il secondo dovrebbe avere la stessa risoluzione del materiale in produzione, che può essere FHD (Full High Definition, 1920x1080 pixel), o 4k (3840x 2.160), fino al Cinema 4k (4.096 x 2.160). Per uso fotografico c'e anche il QHD (2560 x 1440), che rappresenta un buon compromesso.

In ogni caso, è consigliabile scegliere un monitor in tecnologia IPS (In Plane Switching), che offre una migliore resa dei colori e soprattutto un angolo di visione più ampio (quindi con minori differenze di luminosità percepita tra centro e angoli).

Una schermata di controllo dal software di una vecchia scheda nVidia. Questi test sono utili per una prima approssimazione nella regolazione dei colori. Osservando le bande bianche e lo sfondo grigio un occhio allenato può rilevare eventuali dominanti di colore.

Attenzione ai preset!

Apparecchi da ripresa, monitor, schede video sono predisposti dai fabbricanti non per ottenere colori fedeli, ma per ottenere effetti "mozzafiato" (l'aggettivo è forse il più usato nelle descrizioni).
Significa, in pratica, che i colori sono riprodotti con una saturazione eccessiva e con tonalità accattivanti, ma lontane dalla realtà. C'è sempre un menù che offre la scelta tra modalità "foto", "cinema", "giochi" eccetera, una più devastante dell'altra dal punto di vista del fotografo.

E' necessario impostare sempre tutti gli elementi della catena in modalità "standard" (che di solito consente la regolazione dei singoli parametri) o, meglio sRGB, il sistema di riproduzione dei colori usato in campo fotografico (invece nella grafica lo standard è l'Adobe RGB, che tiene conto della resa della stampa su carta).

Ma prima c'è la scheda video

Prima di parlare del monitor si deve considerare la scheda video perché, se il segnale che arriva al monitor non è di buona qualità, lo schermo non può migliorarlo. Le sezioni video incorporate nelle piastre madri dei PC di generazione recente spesso sono sufficienti, ma ci deve essere un software che permetta di intervenire su tutti i parametri importanti (equilibrio dei colori, luminosità, contrasto eccetera).
Quando non c'è la scheda video incorporata, o quando si cercano risultati migliori, si deve acquistare una scheda a parte.

Il problema è che ogni scheda video ha una specie di "opinione personale" nella resa dei colori. Cambi la scheda e cambiano i colori. Per la migliore fedeltà cromatica servirebbe una scheda specificamente dedicata alla grafica e all'elaborazione fotografica. I migliori fabbricanti ne propongono diverse, a prezzi piuttosto alti. Ma il problema si può superare, nella maggior parte dei casi, con un'attenta taratura del monitor (come vedremo nella seconda parte di questa lezione), a condizione che scheda e monitor siano di qualità adeguata.

Meno importante è un parametro spesso sbandierato come decisivo: la "profondità" del colore. Dipende dal numero di bit con i quali viene descritto ogni colore: con lo standard a 8 bit, gestito da qualsiasi dispositivo, si possono descrivere (in teoria) 16,7 milioni di colori; con schede e monitor da 10 bit per colore il totale arriva a oltre un miliardo. Serve? La mia personale risposta è "no" per l'uso fotografico e a maggior ragione per il video, in cui le sfumature di colore sono massacrate dalla compressione digitale del segnale.

Per la corretta osservazione delle fotografie si deve disporre il monitor in posizione frontale e inclinato in modo che la linea dello sguardo raggiunga il centro dello schermo formando un angolo retto.
In caso contrario, soprattutto con i monitor meno recenti, si possono verificare alterazioni della percezione dei colori su tutta la superficie e della luminosità fra centro e angoli.

Qui sopra, le inquadrature in rapporto 3:2 (blu) e 4:3 (rosso) su uno schermo nel comune formato 16:9. L'area sprecata (nero) è notevole.
Sotto, con uno schermo in formato 16:10 lo spazio è sfruttato meglio e si può usare un monitor più piccolo a parità di dimensioni della foto.

Sotto: con un supporto girevole si possono esaminare a pieno schermo anche le inquadrature verticali

Molto grande non serve

Quanto deve essere grande uno schermo per l'uso fotografico? La risposta è facile: dipende dalla distanza di visione. Come abbiamo visto in diverse lezioni precedenti (in particolare nella N. 7), noi guardiamo il mondo usando solo una parte del nostro campo visivo: l'angolo di visione nitida (che varia da persona a persona) è tra i 50° e i 60°, sui 180° circa normalmente abbracciati dallo sguardo (l'area rosa nello schema qui a destra).

Le dimensioni ideali dello schermo devono essere tali da occupare tutto il campo visivo nitido, come si vede nello schema destra, in basso: se è troppo grande siamo istintivamente portati ad allontanarci per comprendere tutta l'immagine; viceversa se è troppo piccolo ci avviciniamo.

ll  calcolo delle dimensioni è abbastanza semplice, ma una regola pratica è più utile: per vedere comodamente l'intera inquadratura, la distanza di visione ottimale è pari alla diagonale dell'immagine visibile (che in genere è inferiore alla diagonale dello schermo – una foto con il normale rapporto tra i lati di 3:2 su uno schermo 16:9 da 27" ha una diagonale pari a circa 58cm, sui 68cm totali).

Il rapporto 16:9 è il più diffuso tra i monitor e i televisori: è il formato dei filmati in FHD (Full High Definition, 1920x1080 pixel) e in 4K (3940x2160 in ambito televisivo). Però  le fotografie sono più "strette", con rapporti pari a 3:2 (full frame e APS-C) o 4:3 (molte fotocamere bridge), quindi una parte della superficie dello schermo è sprecata.

Una buona soluzione (anche per le tasche!) è l'acquisto di un monitor in formato 16:10 (formato WUXGA) invece che 16:9. In sostanza la risoluzione è 1920x1200 invece che 1920x1080. Il formato meno "schiacciato" è sfruttato quasi tutto con immagini 3:2, tanto che basta uno schermo da 24" per avere una diagonale effettiva (e quindi una distanza di visione) di poco inferiore a quella che si ottiene con un 27" FHD. Nella dimensione 24" con rapporto 16:10 ci sono anche monitor IPS di buon livello a prezzi accessibili.

Naturalmente queste indicazioni vanno lette con una buona approssimazione, perché fattori individuali come l'acutezza visiva e le (a volte cattive) abitudini portano molte persone a non seguire questa semplice regola.
Spesso si usa uno schermo più grande del necessario e ci si allontana con la testa quando si cerca la visione complessiva dell'immagine. Mentre ci si avvicina per vedere i dettagli. Una ginnastica che, a lungo andare, stanca. Come lo sforzo di analizzare i dettagli su uno schermo troppo piccolo.

Questo schema (Immagine da Wikipedia) rappresenta il nostro campo visivo. L'area in rosa rappresenta il "campo nitido" della visione binoculare, su un angolo orizzontale tra i 50° e i 60°.

Uno schermo che occupi la maggiore superficie possibile all'interno di questa zona  è la soluzione ottimale per l'osservazione delle immagini (vedi l'ingrandimento qui sotto), alla normale distanza di visione, che è tra i 40 e i 50 centimetri. In sostanza si disegna un campo orizzontale di visione che corrisponde, più o meno, a quello un triangolo equilatero sulla diagonale dell'immagine.
A causa del piccolo angolo del campo più nitido (il cerchietto al centro),lo sguardo si muove per leggere i dettagli. Sui quali si può lavorare facilmente con l'ingrandimento di parti dell'inquadratura.

Verifichiamo la qualità dello schermo

Ormai tutti gli schermi in commercio funzionano secondo la tecnologia dei cristalli liquidi con retroilluminazione a LED. Ma non tutti sono adatti all'uso fotografico perché, con i tipi meno recenti, cambiando l'angolo di osservazione, la resa del colore e della luminosità si alterano in misura anche notevole. La generazione più recente, contraddistinta dalla tecnologia IPS risolve in buona parte il problema (IPS sta per In-Plane Switching – per saperne di più si può leggere questo articolo) . 

Con la foto qui a sinistra si può compiere una prima verifica per capire se uno schermo è adatto all'uso fotografico. Basta fare clic sul link qui sotto che più si avvicina alla risoluzione del nostro monitor. Si apre un'altra pagina, che va ingrandita a pieno schermo (F11 per i sistemi Windows, Control+Command+F su Apple).

Visualizza il test in risoluzione FHD (1920x1980,  2,8 MB)
Visualizza il test in risoluzione 4K (3540x2560, 8,42 MB)
Ora basta osservare se le nove copie della foto appaiono della stessa luminosità, o se presentano differenze sensibili ( anche spostando un po' la testa per cambiare l'angolo di visione. Qui a sinistra si vede la fotografia di un monitor da buttare via (almeno per uso fotografico). Si nota a prima vista che la luminosità diminuisce da sinistra a destra e dall'alto in basso; anche il colore della colonna di sinistra è diverso dal resto. Non c'è niente da fare: bisogna cambiare monitor.

Se invece la prova è superata, e la resa è abbastanza uniforme, si può passare alla calibrazione del monitor, descritta passo per passo nella seconda parte di questa lezione

 

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