La fotografia stradale
(secondo me...)

9 maggio 2019

Aveva un cappello a cilindro (1971)
Catania, 'a Piscarìa (1976)
Street photography e privacy
Trieste, 1971. Rivivevo un ricordo della prima infanzia e non pensavo di registrare un documento storico, mentre riprendevo  il lungo treno merci che percorreva lento tutta la città. Due volte al giorno, trainato da una locomotiva a vapore e preceduto da un uomo che sventolava una bandiera rossa.
Sullo sfondo di questa foto si vede il transatlantico Cristoforo Colombo, testimone di un'epoca ormai alla fine.

La street photography è anche questo: ogni scatto può diventare una testimonianza a futura memoria.

La cronaca diventa storia

I più grandi fotografi hanno lasciato esempi straordinari di street photography (un nome per tutti: Henri Cartier-Bresson).
In Italia la definizione di "fotografia stradale" fu coniata da Mario Pannunzio per il settimanale Il Mondo, che diresse dal 1949 al 1966. Il formato "lenzuolo" ben si prestava alla pubblicazione di immagini di grandi dimensioni per raccontare l'Italia di quel tempo, senza retorica e senza cadere nella tentazione del bozzetto.
Oggi sfogliare quei fascicoli ingialliti aiuta a capire come la fotografia stradale possa essere parte essenziale di un discorso politico – in senso alto – pronto per la storia.

Ma non occorrono né un grande fotografo né un grande giornale per narrare il passato, anche nei suoi risvolti sociali. Basta riprendere qualche negativo dimenticato per suscitare riflessioni non banali.

Come questi due scatti del 1973 in un paese della Puglia, di cui ora non ricordo il nome: dietro l'uomo che passa a dorso d'asino c'è una Flaminia Coupè, allora macchina di gran lusso... con la targa di Milano.

Intanto a Roma era tutta un'altra storia, come mostra la fotografia qui sotto, anche questa del 1973. Sono tre normali immagini scattate al volo, colgono attimi normali di realtà differenti. Ma, viste una dopo l'altra, descrivono qualche aspetto forse dimenticato dell'Italia in un periodo che molti ricordano come "i favolosi anni '70".

Ecco, la fotografia stradale può servire anche a questo. A risvegliare le coscienze, oltre che a fissare attimi destinati a diventare memoria.

Immagini del nostro tempo...

Altre foto stradali, ma di oggi.
Siamo nell'era del fototelefonino, sempre a portata di mano per mostrare qualcosa a qualcuno. E non importa se l'interlocutore abbia o no l'interesse o la voglia di strabuzzare gli occhi sul microscopico schermo.
È anche – o soprattutto – l'era del selfie compulsivo, con o senza il bastone che serve a registrare anche qualcosa dello sfondo.

La novità è che una volta si usava l'apparecchio fotografico come un prolungamento dell'occhio, per documentare il mondo, mentre ora tutti fotografano se stessi. Così la fotografia è diventata l'estensione dello specchio. Sempre che di "fotografia" si possa parlare, e non di banali registrazioni ottiche che è improbabile che possano diventare storia.

 

... e immagini senza tempo

Non sempre è facile ignorare il folklore prefabbricato ad uso dei turisti, dove i luoghi sono sfigurati da ricostruzioni false, come i centurioni dell'antica Roma vicino al Colosseo.

Basta solo un po' di voglia di guardare per girare l'angolo e scoprire che ci sono posti dove il tempo si è fermato. Atmosfere senza tempo che mantengono l'identità dei luoghi.
Due scene colte in un'isola dell'Egeo, Mikonos, nel 1992. Diapositive scattate nel corso di un lavoro per un'agenzia turistica. E scartate dal committente.

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