Matera, la pietra e la luce

27 marzo 2016

Grotte abitate da millenni da una gente poverissima, in condizioni di degrado inaccettabili. Ne aveva parlato per primo Carlo Levi in Cristo si è fermato a Eboli. E allora – negli anni '50 del secolo scorso – erano arrivati antropologi, architetti, fotografi...
Oggi Matera è un'altra città. Non è quella che avevo visto quarant'anni fa nelle fotografie del grande Franco Pinna, che aveva documentato quei luoghi con l'antropologo Ernesto De Martino. Già negli anni '70 gli abitanti erano stati trasferiti dalle grotte dei Sassi in moderni quartieri ed era iniziata la "riqualificazione" che ha portato Matera nell'elenco dei siti "Patrimonio dell'umanità" dell'UNESCO. E ora, per il 2019, "Capitale europea della cultura".
(continua sotto)

 

Matera oggi è un luogo di incredibile suggestione. I restauri hanno cancellato il degrado e valorizzato il paesaggio, evitando qualsiasi contaminazione con la modernità. All'osservatore attento non sfugge che quelli di oggi non sono i luoghi poveri e aspri che avevano fatto da sfondo al Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini e ad altri film. È uno scenario costruito per essere visto e vissuto oggi.
Ed è di una bellezza incredibile.

È una città di pietra e di luce. La pietra si chiama "calcarenite". Ha un colore caldo e chiaro che riflette la luce forte del Sud con una dolcezza sconosciuta altrove.
Una luce che chiama il fotografo. Ogni inquadratura è un'emozione.
Questo è quello che ho visto, questo è quello che ho fotografato.  (continua sotto)

Non ho ripreso gli interni delle antiche abitazioni, ricostruiti per i turisti. Asettici, falsi, per chi ha ancora negli occhi le immagini tremende di Franco Pinna, amico scomparso troppo presto, e di altri che hanno consegnato alla memoria una civiltà sopravvissuta alla storia per un tempo da misurare in millenni, più che in secoli.
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