Manlio Cammarata repoprter Manlio Cammarata reporter - Archivio 2006-2013

Televisione

Il CDA a maggioranza conferma il bavaglio per i talk show

Alla Rai continua la censura sull'informazione

Il consiglio di amministrazione non torna sulla decisione di sospendere i programmi di approfondimento fino alle elezioni. Ma dà mandato al direttore generale di "rappresentare" la situazione alla Commissione di vigilanza.

15 marzo 2010

Programmi di approfondimento liberi per le TV private, ancora sospesi per il servizio pubblico. Questa è la conclusione del CDA della Rai, che ha deciso di non decidere. Quindi ha confermato il bavaglio per Porta a porta, Ballarò, Annozero e L'ultima parola. A maggioranza (la maggioranza del signore delle televisioni), ha dato mandato al direttore generale Mauro Masi di "rappresentare" la situazione alla Commissione di vigilanza. La stessa Commissione che ha dettato le regole, già interpretate nel modo più restrittivo dallo stesso CDA e sospese dal TAR nella copia conforme scritta dall'AGCOM per le emittenti private.
Comunque vada, a meno di due settimane dal voto, i cittadini italiani restano privati di una parte importante dell'informazione televisiva. Per avere un'idea della gravità della situazione basta ricordare alcuni dati.

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Secondo il Censis, tra il 70 e l'80 per cento dei cittadini è informato e si forma le proprie opinioni politiche dai telegiornali. Solo il 30 per cento si dice influenzato dalle trasmissioni di approfondimento (e non è poco). Eliminato l'approfondimento, restano i TG. E sull'informazione dei TG ci sono le tabelle dell'AGCOM dal 28 febbraio al 6 marzo, che mostrano come la par condicio sia fatta a pezzi dalla quasi totalità del sistema televisivo. A tre settimane dalle elezioni.

Il sistema appare ormai blindato: non serve che i presidenti della Commissione parlamentare e del CDA del servizio pubblico si dissocino dalle decisioni prese dagli organismi che presiedono. Non servono gli autorevoli inviti degli stessi presidenti, Sergio Zavoli e Paolo Garimberti. Non serve l'invito del presidente dell'Autorità di garanzia, Calabrò. La maggioranza del CDA ha il mandato di bloccare gli approfondimenti e lo esegue puntualmente, secondo il dettato della maggioranza della Commissione parlamentare. Alla quale rimanda la patata bollente, in un penoso scaricabarile.

Nell'attesa di conoscere le - eventuali e comunque tardive - decisioni della Commissione, è utile ripercorrere le tappe di questa vicenda. 

9 febbraio. La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza sui servizi radiotelevisivi emana il regolamento per le trasmissioni della Rai nella campagna per le elezioni regionali. Subito visto da più parti come una forma di censura, difeso dalla maggioranza, criticato anche dal consiglio di amministrazione dell'emittente pubblica e soprattutto dal presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Che deve emanare un regolamento analogo per le tv private.
Conseguenze deliranti: il 13 febbraio è stata cancellata (e poi rinviata al 20) la puntata del programma A sua immagine dedicata a Vittorio Bachelet, a trent'anni dal suo assassinio per opera delle Brigate rosse. Perché nella trasmissione c'era un intervista al figlio Giovanni, deputato del PD...

24 febbraio. L'AGCOM vara il regolamento per le emittenti private, replica di quello della Vigilanza per la Rai. Fino alla elezioni sono soppresse le trasmissioni di approfondimento. Sky, Telecom Italia Media (La7) e Mediaset presentano ricorso al TAR, che non avrà il tempo di deliberare nel merito prima delle elezioni. Però Sky e Telecom avanzano anche la richiesta di sospensiva. Non lo fa Mediaset: evidentemente  per l'azienda del Presidente del consiglio non è urgente la ripresa delle trasmissioni di approfondimento.

1. marzo. Il consiglio di amministrazione della Rai applica il regolamento della Commissione nel modo più restrittivo, sospendendo i programmi di approfondimento (Porta a porta, Annozero, Ballarò, L'ultima parola). Ma le regole sono fatte così male che restano in vita In mezz'ora, Parla con me, Che tempo che fa, Le storie: trasmissioni che non rientrano nella censura decretata dalla Commissione di vigilanza, ma che possono fare più "male" di quelle soppresse. Anche se non ci sono i politici in video.

12 marzo. Il TAR accoglie la richiesta di sospensiva: sulle tv private possono riprendere le trasmissioni di approfondimento. Esultanza fuori luogo dei sostenitori del Governo: il tribunale ammistrativo, dicono, ha promosso il regolamento della Vigilanza per la Rai. E' falso, perché il TAR ha detto semplicemente che non può intervenire su un atto del Parlamento. La decisione è comunicata all'AGCOM, che annulla le sue disposizioni precedenti e invita il CDA della Rai a fare altrettanto, perché le regole per il servizio pubblico e per le tv privare non possono essere differenti. 

13 marzo. Il CDA della Rai è convocato per le 12 di lunedì 15, per decidere il da farsi dopo la sentenza del TAR e la ripresa dei talk-show sulle tv private. Abbiamo visto come è andata a finire. 

14 marzo. Sergio Zavoli, presidente della Commissione di vigilanza che ha emanato il regolamento, auspica che il CDA ripristini le trasmissioni oscurate. Ribatte polemico Paolo Garimberti, presidente del CDA:"È evidente che sono favorevole alla ripresa delle trasmissioni di approfondimento, ma la commissione di vigilanza avrebbe dovuto e potuto fare la sua parte: convocarsi urgentemente, come ha fatto il CDA, per modificare il regolamento applicativo della par condicio".

Tra una polemica e l'altra scoppia il caso delle intercettazioni di Trani, dalle quali risulterebbero gli interventi del capo del Governo per far tacere Santoro e far... parlare Minzolini. Commentava Eugenio Scalfari su la Repubblica di ieri: "È possibile che questi comportamenti non configurino reati gravi, ma certo raccontano una politica di sopraffazione indecente contro il pluralismo e la libertà di stampa".

Resta il fatto che neanche le pressioni su un commissario dell'Autorità di garanzia (sic!) sono servite a far chiudere Annozero. Ed ecco allora il regolamento della Vigilanza, puntualmente eseguito dal CDA dell'ente pubblico. La decisione del TAR dimostra come in uno stato democratico ci siano anticorpi efficaci almeno contro le manifestazioni più evidenti di quella grave malattia che si chiama censura. Ma l'organismo è malato e non siamo i soli a dirlo:  giovedì 11 scorso, il giorno prima della sospensiva del TAR, la Open Society Justice Initiative, una fondazione del finanziere e filantropo George Soros, ha adito la Corte europea dei diritti umani contro il monopolio televisivo di Berlusconi e in difesa di Europa7 (qui il testo).

La data è una pura coincidenza. Ma non è una coincidenza che un organismo internazionale indipendente come la Open Society Justice Initiative sia preoccupato per l'andazzo della libertà di informazione in Italia.
Scalfari, nell'editoriale citato poco fa, ricordava il film di George Clooney Good Night and Good Luck, sulla storia di un'emittente televisiva che negli anni '60 condusse una campagna contro il senatore McCarthy (quello che, con l'accusa di comunismo, colpiva giornalisti, uomini d'affari, docenti universitari, una classe dirigente nel suo insieme). Scrive Scalfari:

"Quella società televisiva, guidata da un giornalista coraggioso, mise McCarthy sotto accusa, ne documentò la faziosità e suscitò un tale movimento di opinione pubblica che il Senato aprì un'indagine e destituì McCarthy da tutti i suoi incarichi.
Sky l'ha rimesso in onda l'altro ieri ed ha fatto a mio avviso un'ottima scelta: la sua attualità è stupefacente.
Citerò le parole con le quali il protagonista conclude: 'La televisione è uno strumento che può e deve contribuire a rendere le persone più consapevoli, più responsabili e più libere. Se mancano questi presupposti e questi obiettivi la televisione è soltanto una scatola piena di fili elettrici e di valvole'.
Aggiungo io: una scatola, ma a volte molto pericolosa se qualcuno se ne impadronisce e la controlla a proprio uso e consumo.
Good Night, and Good Luck".

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