1959. Vittorugo contino a Cinecittà durante le riprese del "kolossal" Ben Hur.
La copertina del libro Ezra Pound in Italy nell'edizione Rizzoli, New York, del 1978. Fotografie di Vittorugo Contino, editor Gianfranco Ivancich.

Addio Vittorugo Contino, grande fotografo del tempo di ieri

Manlio Cammarata - 14 giugno 2021

«Professor Contino...».
«Macché professore e professore! Diamoci del tu».
Incominciava così, nel lontano 1974, la mia prima intervista a Vittorugo Contino. E incominciava anche un'amicizia durata quarantasette anni. Contino era docente di Ottica cinematografica e televisiva all'Accademia di belle arti di Roma, alle soglie dei cinquant'anni; io avevo più o meno la metà dei suoi e incominciavo l'esplorazione di quel grande mondo della fotografia nel quale lui era un maestro indiscusso.

«Il grande mondo della fotografia». Contino usò questa espressione nel descrivere il suo impegno, in quell'intervista-portfolio pubblicata nel numero di aprile 1974 sulla rivista Nuova Fotografia.
Se n'è andato, alla bella età di novantacinque anni, e quel grande mondo della fotografia non esiste più. Scompare l'ultimo protagonista di un'epoca in cui la macchina fotografica e la macchina da presa erano i soli strumenti per raccontare luoghi vicini e lontani, persone e idee.

Chi era Vittorugo Contino? La prima traccia del reporter la trovo nel 1947, a Trieste. Inviato dalla Lux Film per documentare la situazione della città occupata dai militari Alleati. Il cosiddetto "Territorio Libero" mai realizzato. Una coincidenza: mi piace immaginare che lui fosse da quelle parti con la macchina da presa, mentre nascevo.

La storia professionale di Vittorugo Contino (nato a Palermo nel 1925) non è molto diversa da quella di altri reporter del tempo. Una lunga serie di luoghi e di fatti passati alla storia dopo la seconda guerra mondiale. In ogni angolo del mondo.
Lo stile – o piuttosto lo spirito comune –  era quello del tempo: l'istante decisivo e l'organizzazione rigorosa delle forme di Henri Cartier-Bresson e degli altri fotografi dell'agenzia Magnum Photos.
Però Contino aveva qualcosa in più. Non era solo l'ansia di conoscere, di vedere, di capire. Da una parte era un irrequieto, uno spirito controcorrente, un ribelle nato. Dall'altra aveva un rigore professionale che non cedeva a compromessi e una solida preparazione tecnica, frutto degli studi di ingegneria e dell'interesse per la fisica.

Provo a stilare una rassegna dei momenti più significativi della storia di Vittorugo Contino, con l'avvertenza che è un elenco molto parziale.
- Diplomato nel 1952 direttore della fotografia al Centro Sperimentale di cinematografia.
- Negli anni seguenti è a Cinecittà come capo-operatore in documentari per produzioni italiane e straniere.
- Operatore nei Camera Department dei "kolossal" cinematografici americani (girati a Cinecittà...) Elena di Troia di Robert Wise (1954) e Ben Hur di William Wyler (1959).
- Reporter di guerra: per conto dell'ONU documenta come capo-operatore la crisi di Suez del 1956; nel '59 è in Tunisia e Algeria per la guerra del Fronte di liberazione algerino.
- Fotografo di scena o special photographer. Il generale Della Rovere (1959) e Era notte a Roma (1960) di Rossellini; Kapò (1961) di Pontecorvo; Non Uccidere di Autant Lara, Adua e le compagne (1961) di Pietrangeli. L'elenco sarebbe ancora lungo, ma qui basta ricordare Chi lavora è perduto (1963) di Brass e Le mani sulla città (1963) di Rosi.
- Nel 1965 percorre 60.000 chilometri in un giro del mondo per la Rizzoli Film. Ogni tappa è una storia.
- 1965-'66: ancora reporter di guerra, come direttore della fotografia nel documentario Vietnam, guerra senza fronte di Alessandro Perrone.

Il tempo di ieri, vita e pensieri di fotografo è una singolare autobiografia di parole e immagini. Racconta la vita di un reporter e il mondo del cinema e della fotografia, tra gli anni '50 e '70 del secolo scorso (a cura di Antonio Maraldi, Società editrice Il Ponte vecchio, Cesena, 2005).
In copertina, Contino a Persepoli, in Iran, nel 1964. La foto è di Peter Collins.

 

Cinecittà, 1959. Il Camera Department del "kolossal" Ben Hur, diretto da William Wyler. Contino è il primo in alto a sinistra. Al centro, seduto, il direttore della fotografia Robert Surteees.

- 1967. Incontra  Ezra Pound. Collaborerà con il grande poeta americano fino alla sua morte, nel 1972. Ne nasceranno diversi libri, fra i quali spicca Ezra Pound in Italy, del 1970, sui luoghi citati nei Pisan Cantos. Un capolavoro in cui fotografia e poesia si fondono a un livello altissimo, dove anche la parola manoscritta diventa immagine potente.

Qui devo aggiungere un'altra nota personale. Avevo sfogliato Ezra Pound in Italy nella Librogalleria Il Pictogramma a Roma, quando non potevo permettermi un acquisto così... voluttuario. Ma ne ero rimasto affascinato. Arrivò il momento di comperarlo, ma era esaurito. Vittorugo me ne donerà una copia, quando sarà ristampato, nel '78. Con la dedica per ricordo.

La Librogalleria il Pictogramma era diretta da Marina Valeri Garretto, figlia del poeta veneziano Diego Valeri; al piano inferiore il figlio di Marina, Guido Cosulich de Pecine, dirigeva una galleria, la prima in Italia, che oggi diremmo "multimediale". Anche Guido era un eccellente fotografo, operatore e direttore della fotografia. Un altro grandissimo amico e maestro, scomparso pochi anni fa.

Nelle foto qui a sinistra e sopra, due pagine dal libro Ezra Pound in Italy

L'ultimo periodo della vita professionale di Vittorugo Contino è diviso tra l'insegnamento all'Accademia di belle arti e la fotografia in studio (sono importanti le copertine per l'Espresso, realizzate in oltre dieci anni).
Qui la sua formazione da ingegnere e le sue conoscenze della fisica sono alla base di riprese "difficili" come quelle richieste dalla pubblicità.
In questa foto è alle prese con uno spazzolino da denti da fotografare a grandezza naturale con la camera 13x18. Il compito  era: «Non deve sembrare una foto, deve sembrare vero, appoggiato sulla pagina»...

La mente si affolla di ricordi. Le serate trascorse con Vittorugo, affabulatore instancabile, e altri amici fotografi che non ci sono più. Guido Cosulich, Franco Pinna, Sandro Becchetti, Caio Mario Garrubba, Nicola e Antonio Sansone, Vezio Sabatini... E un dilettante di grande talento come Luigi Albertini. Solo alcuni dei fotografi italiani che hanno lasciato testimonianze profonde di un mondo sofferente e diviso, non ancora pronto alla discutibile globalizzazione che sembra la cifra confusa del tempo di oggi.

(Se noi italiani non fossimo così individualisti, ci sarebbe stata e forse ci sarebbe ancora una Magnum italiana).

Ma il tempo passa e il mondo cambia. In peggio, almeno per quanto riguarda la fotografia. I miliardi di sciagurate non-fotografie, corrive registrazioni ottico-digitali, non lasceranno un'idea neanche approssimativa del tempo di oggi, come invece hanno fatto per il tempo di ieri le Leica e le Nikon dei reporter del secolo trascorso. Le meraviglie tecnologiche, i colori falsi del digitale smart, gli stupidi automatismi per scattare immagini mozzafiato  hanno ucciso l'attimo decisivo di Cartier-Bresson. La follia narcisistica del selfie ha accecato l'occhio che guardava il mondo. La presunta "intelligenza" delle macchine annulla l'intelligenza del fotografo.

In una sera di quasi-estate rileggo Il tempo di ieri. Più che un'autobiografia sembra un romanzo di avventure. Con una galleria di personaggi che sono anche un pezzo di storia: Federico Fellini, Roberto Rossellini, Moris Ergas e Sandra Milo, Luis Buňuel, Angelo Rizzoli, Picasso...

Non c'è più nessuno. Non c'è più Vittorugo Contino. E anche la fotografia non si sente molto bene.

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