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Pierpaolo Pelò - 06.09.10
Come essere direttore responsabile di un periodico senza essere giornalista?
E' più semplice di quanto si pensi: basta che la sede legale del periodico sia in un paese dell'area euro (l'Italia è l'unico paese in cui vige l'assurda regola di casta in base alla quale il direttore responsabile di un periodico deve essere un giornalista/pubblicista). E' più che sufficiente il domicilio di un amico. Scegliete il paese che offre le minori complicazioni burocratiche (in certi paesi, basta un'autocertificazione) dopo di che, in base alla libera circolazione delle merci, potete tranquillamente stampare e distribuire il periodico in Italia. Naturalmente, la vostra sede fiscale resterà in Italia, ovvero: sede legale in (supponiamo) Francia, distribuzione in Italia, imposta sui profitti e
IVA pagate al fisco italiano.
Pierpaolo Pelò
P.S.: Alla mia precedente inserzione "Giornalisti, una legge di
casta", Lei replica:
"affidare la responsabilità di una pubblicazione a un giornalista è opportuno per molti motivi. Per questo in molti casi la figura del direttore editoriale non coincide con quella del direttore responsabile. Il problema è l'accesso chiuso alla professione, che non esiste in nessun paese democratico."
Mi permetta di dissentire:
1. Resta da spiegare perchè all'estero non è così. Tra l'altro, non mi sembra che i periodici esteri siano meno professionali di quelli italiani nè che, prima degli anni Sessanta, non lo fossero i periodici italiani.
2. Considerando che il ruolo del direttore responsabile consiste principalmente nell'evitare la pubblicazione di articoli che potrebbero rivelarsi diffamatori o calunniosi, un simile ruolo competerebbe (semmai) sicuramente più a un laureato in legge che non a un giornalista o a un pubblicista.
3. Nel momento in cui, come avviene negli altri paesi, chiunque può dar vita a un periodico diventandone il direttore responsabile (libera stampa democratica con libertà di informazione nel "vero" senso del termine), che esista o meno un ordine dei giornalisti e con quali regole, diventa del tutto...irrilevante.
E per finire...una piccola chicca tratta dal sito di consulenze finanziarie Fat Prophets:
"Il team di ricerca di Fat Prophets, che e' formato da professionisti (non giornalisti), con alte qualificazioni accademiche e lunga esperienza operativa, mette in atto una sinergia di esperienza e conoscenza nella sua pratica e metodo di analisi..."
Ovvero: potete fidarvi. Chi scrive in questo sito è un
professionista della finanza e non un giornalista che
scrive di finanza (vedi il mio intervento
"Giornalisti, una legge di casta" dove parlo
del giornalista/pubblicista che diventa direttore
responsabile di una rivista di storia medioevale o
altro). Capito!? Uno dei più qualificati siti di
analisi finanziaria si preoccupa di precisare che i suoi
professionisti non sono giornalisti (si tratta del sito
italiano della società). Giusto per chiarire quale sia
la stima che si ha all'estero nella "professionalità"
dell'ordine!!
Si fidi...un giornalista capace e fuori dagli schemi
come Lei, ha tutto da guadagnare dall'abolizione della
succitata legge di casta.
Sul primo punto: non è scontato che lo stabilimento
di una testata all'estero metta al sicuro il direttore
dall'accusa di stampa clandestina. La legge penale
italiana si applica quando l'azione o l'omissione che
costituisce il reato è avvenuta in tutto o in parte in
Italia o in Italia "si è verificato l'evento che
è la conseguenza dell'azione od omissione (art. 6
c.p.). Il problema è l'esistenza del reato, cioè la
legge sulla stampa del 1948.
Sul post-scriptum: il ruolo del direttore non consiste
"principalmente" nell'evitare reati. E' lavoro
complesso, per il quale occorre una persona preparata.
Quella per l'omesso controllo è solo una
delle responsabilità del direttore.
Quanto a fatPROPHETS,
è un sito di consulenza finanziaria, non un giornale:
ovvio che non sia fatto da giornalisti!
Per concludere, credo di avere espresso con chiarezza la
mia opinione sull'Ordine nell'ultimo articolo che ho
scritto sull'argomento: Ordine
dei giornalisti: inutile proposta di legge.
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