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(14 giugno 2009 - 8 febbraio 2010)
Il
vecchio forum (19 novembre 2006 - 10 febbraio
2009)
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Il futuro della
Rai: "Ancora qualche settimana..." |
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09.01.12 |
"Mi dia ancora qualche settimana e vedrà".
Così ieri sera a Che tempo che fa il presidente
del consiglio Mario Monti, in risposta a una domanda di
Fabio Fazio sul futuro della Rai. Immediata e stizzita
la replica dei corifei del signore delle televisioni:
"Spettano al Parlamento le decisioni sulla Rai, non
al Governo", hanno detto Cicchitto e Gasparri.
Vero. Lo ha sancito la Corte costituzionale nel lontano
1975. Però Gasparri soffre di amnesia, perché proprio
la legge che porta il suo nome ha spostato dal
legislativo all'esecutivo il controllo sostanziale sul
servizio pubblico. In aperta violazione del dettato
della Corte. Se ne deduce che la competenza sulla
televisione pubblica è del Governo solo quando esso è
presieduto dal padrone della televisione privata.
Che cosa farà il presidente Monti? Per ora abbiamo solo
un'affermazione che fa ben sperare: "La Rai è una
forza nel panorama culturale e civile italiano".
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In Televisione
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I problemi
dolenti degli e-book |
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Salvatore Madrau - 21.12.11 |
Il problema dolente, anzi i problemi circa la diffusione degli ebook reader in Italia sono:
-IVA al 21% contro il 4% dei libri cartacei, è possibile che le lobbies editori -venditori di materiali informatico non riescano a ridurla?
- costo degli ebook di poco inferiore a quello dello stesso titolo in formato cartaceo. Personalmente ho problemi di spazio
per i libri, diciamo da 40 a 50 metri di volumi solo a casa, ma vuoi correre il rischio di vederti cancellato il testo come è
successo in passato per gli acquirenti Amazon - hanno rimborsato il costo ma il problema e che tu non sei possessore (almeno con Amazon) del testo.
- 16.000 titoli, o 12.834. il problema non è il numero ma il fatto che una parte significativa di questi sono volumi - pagati molto cari - di classici della letteratura italiana o non, per i quali sono decaduti i diritti d'autore.
Quale interesse posso avere per possedere in formato digitale I Promessi Sposi, i Malavoglia, Il Conte di Montecristo, ecc. ? Non parliamo poi di alcuni titoli recenti, del tipo l'importanza dell'ebook nell'editoria moderna, come vivere felici ecc., che imperversano sul mercato ebay e non solo.
Se gli editori e i venditori di ebook reader la smetteranno con queste "furbizie" da gatto e la volpe di
collodiana memoria, oltre all'incremento dei testi in formato digitale probabilmente si avrebbe anche un incremento delle vendite
dei libri in formato cartaceo.
Salvatore Madrau
Sono d'accordo con la maggior parte delle sue
osservazioni. Per quanto riguarda l'IVA, evidentemente
gli editori italiani non hanno alcun interesse alla
maggiore diffusione degli e-book, come dimostrano anche
gli alti prezzi di copertina, oltre alla scarsa offerta
di titoli. Credo invece che disponibilità dei classici
a costo zero sia un importante strumento di diffusione
culturale. Infine, il "traino" delle vendite
di libri di carta da parte degli e-book è un dato
acquisito negli USA. Ne parlerò
presto.
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In ebook e
dintorni 
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Falsa e
impropria: la santabarbara |
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18.12.11 |
"Vero e proprio" è la coppia di aggettivi che
nei notiziari serve a sottolineare affermazioni per lo
più false e improprie. L'esempio più comune è
ritornato puntualmente nei TG di oggi: il resoconto di
un'operazione di polizia che ha portato alla scoperta di
un impressionante deposito di armi e munizioni.
"Una vera e propria santabarbara" è la
descrizione di rigore. Peccato che la santabarbara sia
il deposito di munizioni delle navi da guerra e non
contenga mai armi. La parola corretta in questi casi
sarebbe "arsenale".
E' tollerabile che nel linguaggio comune la parola
"santabarbara" sia usata per descrivere un
deposito di armi e munizioni. Ma in questo caso non può
essere "vera e propria".
Per completezza di informazione: l'espressione deriva da
Santa Barbara, la patrona degli artiglieri e dei vigili
del
fuoco.
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In Lingua lessa e cervello fritto 
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Il caos delle
leggi. E della lingua italiana |
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(Messaggi firmati) - 13.12.11 |
Per evidenti motivi non pubblico il nome del mittente
dei due messaggi che seguono, ricevuti a un giorno di
distanza l'uno dall'altro. Il caos normativo sulla
registrazione delle testate è immutato da dieci anni.
Invece il caos della lingua italiana peggiora di giorno
in giorno. Credo che per fare un giornale l'ortografia e
l'uso delle parole siano più importanti
dell'interpretazione delle
leggi.
Preg.mo Dott. *Manlio Cammarata*
**
sono un giornalista pubblicista e reporter, vorrei aprire una testata
giornalistica online, ho letto sul sito dell'AGCOM cosi riportato:
**
*Ai sensi dell’art. 5 della legge 8 febbraio 1947, n. 48 “Nessun giornale o
periodico può essere pubblicato se non sia stato registrato presso la
cancelleria del tribunale, nella cui circoscrizione la pubblicazione deve
effettuarsi”.*
*L’art. 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62 prevede che i soggetti obbligati
all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione sono esonerati
dall’obbligo di registrare la propria testata in Tribunale. L’iscrizione al
ROC è condizione per l’inizio delle pubblicazioni.*
*Ne consegue, pertanto, che nei casi in cui l’editore sia anche
proprietario della testata può avvalersi della facoltà sopra indicata
procedendo solo alla presentazione della domanda di iscrizione al ROC ed
evitando la registrazione in Tribunale della testata.*
Ora chiedo a lei, è possibile? Ho chiamato è mi hanno detto di si che è
posso registrarmi e avviare l'attività, vado all'Ordine e dicono che devo
registrarmi al Tribunale. Cosa mi cosniglia di fare? Attendo una su gradita
risposta.
-------------
Salve
in riferimento al suo articolo http://www.mcreporter.info/stampa/caos.htm
mi sono informato tramite l'AGCOM e ho parlato con il loro Avvocato, che mi
ha confermato che l'Iscrizione al Tribunale non bisogna farla se il
Rapp.
Legale è anche giornalista, nel caso non lo fosse ne risponde il
Rapp.
Legale. Ora Le chiedo mettiamo il caso che io voglia aprire più di una
testata non lo posso fare con il tribunale, mentre con
l'AGCOM si, quindi
conviene ? Attendo una sua Gradita Risposta |
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La Rai del
magniloquente leccaterga mollicoso |
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Claudio Manganelli - 08.12.11 |
Caro Manlio, ti leggo sempre con attenzione e spesso condivido le tue argomentazioni. Che la
Rai abbia bisogno di cambiamenti credo che sia nella testa di molti italiani ancora lucidi di mente. I giovani certamente lo sono per età ma proprio per questo si rifugiano e frequentano altre
medialità.
A mio avviso non basta cambiare lo staff di governo ma bisogna prima decidere se la
Rai di stato deve o no essere un servizio pubblico: se sì almeno due cose dovrebbero essere attuate; liberare anche le testate dalla politica, non si
comprende perché nei telegiornali le stesse notizie di natura economica, o sociale, o politica, debbano essere
distorte a seconda del colore della testata (e poi perché tre testate?); reindirizzare la
Rai verso una profonda azione culturale, venuta quasi totalmente a mancare da quando si é affermata la televisione commerciale. Ritrovare il teatro, la grande musica, la conoscenza dell'innovazione per colmare lo spread digitale.
E' ora di finirla di propinare anche nei telegiornali, prima, durante e dopo, quanto sarà bello o
è o lo è stato un banale spettacolo messo su da Fiorello o da Benigni e ovattare le descrizioni magniloquenti del leccaterga
mollicoso: questa non é cultura e sopratutto non
è servizio pubblico.
Un servizio pubblico deve inoltre essere imparziale e obiettivo in ogni argomento venga trattato, nell'attualità e nella storia di una nazione.
Infine, se servizio pubblico deve essere, allora va bene un canone, ma solo se gli spazi pubblicitari
sono circoscritti in una percentuale di trasmissione molto più contenuta; altrimenti si continui così, con banalità come grandi fratelli, prove del cuoco, giochi vari, insomma poco pane e molti circensi;
ma allora sopprimiamo il canone, lasciamo che la politica si immischi, non ci lamentiamo del popolo bue!
Claudio Manganelli |
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In Televisione
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Streaming Rai e
neutralità tecnologica - 3 |
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Andrea Gelpi - 26.11.11 |
Fino ad alcuni anni fa lo streaming di RAI utilizzava protocolli
standard che erano utilizzabili da chiunque e da qualsiasi piattaforma.
Poi le cose sono cambiate.
Non mi sento di condividere in toto l'idea che chi usa sistemi
differenti debba saper "smanettare", anche perchè non su tutti i sistemi
si può intervenire.
Ormai chi naviga con strumenti e/o sistemi non Microsoft è una
percentuale significativa del totale e non tutti gli utenti che
utilizzano strumenti "diversi" sanno "smanettare".
Inoltre esistono strumenti sempre più diffusi dove "non si può
"smanettare", nemmeno volendo, a meno di non invalidare licenze e
garanzia. Pensa ai prodotti mobile (iPod, iPhone, iPad) di Apple per
dirne una.
La distribuzione Linux Ubuntu è nata proprio con l'idea di rendere
semplice l'utilizzo del sistema e di evitare che l'utente finale debba
"smanettare" per far funzionare il sistema.
I tempi in cui gli strumenti diversi da Microsoft sono "difficili" e
richiedono saper fare è in realtà verso il tramonto, infatti anche Linux
è ogni giorno più facile da usare.
In conclusione proprio in quanto servizio pubblico ritengo sia compito
di RAI "smanettare" ed indicare chiaramente come fare per visualizzare i
contenuti anche con piattaforme diverse da Microsoft. E' sul sito RAI che vanno messe le istruzioni o per lo meno le
indicazioni per piattaforme Linux e Apple.
E' compito di chi offre un servizio dire come si lo può utilizzare, non
viceversa. Quando compri un qualsiasi apparato ti danno il libretto
delle istruzioni, non è l'utente che va in giro a cercarle.
Rimane in ogni caso il fatto che la scelta fatta da Rai esclude di fatto
una percentuale significativa di utenti, che se non altro per pigrizia,
migreranno verso le altre reti televisive.
Ing. Andrea Gelpi |
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Streaming Rai e
neutralità tecnologica - 2 |
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Niccolò Caranti - 20.11.11 |
Devo dire che non ho molto apprezzato i toni della sua
risposta a Paolo Del Romano. Certo, le due spiegazioni da lui immaginate sono abbastanza offensive nei confronti della RAI, ma confesso che quella alternativa da lei esposta mi risulta molto poco convincente. Appare abbastanza naturale pensare che si sia scelto coscientemente di rendere più difficile la visione della Rai con sistemi alternativi. Quali sarebbero i problemi nell'adottare lo stesso sistema di
RaiNews?
Inoltre, c'è secondo me un grosso errore concettuale nella sua risposta. Lei scrive che uno dei motivi che ha portato a scegliere Silverlight è
la sicurezza contro la "disseminazione" dei contenuti (che sono pagati da noi...).
Ma proprio perché pago il canone vorrei poter vedere la Rai con facilità anche se sul mio computer non ho Windows!
Nella sua risposta cita Moonlight, che però come chi ha provato a usarlo ben sa, ha problemi enormi. Fra l'altro va segnalato che una volta era possibile senza troppe complicazioni vedere i principali canali Rai senza usare ne Silverlight ne
Moonlight, ma poi il sistema è stato modificato e non è risultato più possibile. Perché è stato fatto? C'era bisogno di farlo? Qualche riferimento
qua.
Cordiali saluti,
Niccolò Caranti
Aspettiamo una risposta dalla
Rai.
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Streaming Rai e
neutralità tecnologica - 1 |
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Paolo Del Romano - 07.11.11 |
Non so se lei sa che la streaming tv della Rai funziona solo con tecnologie chiuse
(Microsoft e Silverlight). Solo i servizi di Rainews non hanno questo problema. Quindi non riesco a vedere tutti i contenuti della webtv della Rai con il mio
Ubuntu.
Faccio notare che mentre gli oligopolisti Rai e Mediaset hanno optato per soluzioni tecniche della webTV che danno questi problemi, tutti gli altri piccoli operatori
(La7, repubblicaTv, Sole24oreTv, CorriereTv) hanno invece
adottato delle soluzioni aperte che non hanno questi problemi.
Qualcuno nei blog dice che c'è la mala fede da parte della
Rai (che ricordiamo essendo un operatore pubblico più degli altri dovrebbe tendere verso soluzioni open e non proprietarie).
Cioè si insinua che i lobbisti della Microsoft sono riusciti a foraggiare le persone giuste della Rai. Qualcun'altro dice che questo è da imputare alla mediocre professionalità dell'operatore radiotelevisivo Rai.
Gradirei che lei scrivesse qualcosa nel suo blog al riguardo.
Paolo del Romano
Ho fatto una piccola indagine riservata e ho concluso
che Silverlight è stato adottato dalla Rai dopo molti
confronti con altre soluzioni. A suo favore hanno
giocato, fra l'altro, la grande flessibilità, la
diffusione e la sicurezza contro la
"disseminazione" dei contenuti (che sono
pagati da noi...).
Chi usa Ubuntu o altre soluzioni Linux sa che spesso
deve "smanettare" un po' per avere la
compatibilità con i sistemi più diffusi. Nel caso di
Silverlight la soluzione per Ubuntu si chiama (guarda un
po') Moonlight.
Le insinuazioni lasciano il tempo che trovano.
Mediocre professionalità? Dal punto di vista tecnico la
Rai è una delle migliori aziende televisive in Europa.
Il Centro ricerche e innovazione tecnologica di Torino
è un polo di eccellenza, al quale si devono molte
innovazioni poi adottate dagli altri operatori.
In tutto questo il problema che lei solleva è reale. La neutralità
tecnologica deve essere la regola per un operatore
pubblico, pagato dai cittadini. Purtroppo non esistono
soluzioni "totali" per ogni problema. Occorre
trovare l'equilibrio tra diverse esigenze, accettando
qualche compromesso. In questo caso è stata penalizzata
una piccola parte degli utenti, che però sono quelli
più abili nel risolvere problemi come questo.
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Dal servizio
pubblico a "Servizio pubblico": Sandro Ruotolo |
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31.10.11 |
Ormai è deciso: la trasmissione di Michele Santoro che
esordirà "su tutti gli schermi" da giovedì
prossimo si chiamerà "Servizio pubblico". E
si avvarrà anche del contributo di Sandro Ruotolo, che
raggiunge la squadra degli ex di Annozero dopo aver
concluso il rapporto contrattuale con la Rai.
Il suo video
di saluto riprende il tema caro a Santoro: nostalgia
per la Rai-servizio-pubblico, voglia di ritornare. E
ripropone il problema, sempre più importante, del
futuro del servizio pubblico radiotelevisivo (anzi:
multimediale). Quello che la Rai di oggi svolge su
alcuni canali, come Rai5, ma sembra scomparso dai "generalisti"
e, soprattutto, dall'informazione.
"E' il sogno della mia vita - dice Ruotolo -
lavorare solo per il pubblico, per un vero servizio
pubblico".
Ne riparleremo dopo aver visto la nuova
trasmissione.
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In Televisione
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La follia
tecnologica che ha paralizzato Roma Nord |
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27.10.11 |
Lo riportano con grande evidenza tutti gli organi di
informazione: questa mattina il traffico della zona Nord
di Roma è stato paralizzato da una moltitudine che
aspettava l'apertura di un nuovo megastore di prodotti
tecnologici. Che per l'inaugurazione aveva promesso uno
"specialissimo Sottocosto che durerà fino al 5
novembre". Telecamere in azione, domande di rito
agli speranzosi in fila dall'alba e ai fortunati che
uscivano con i sacchetti pieni.
"Sa, con la crisi, è un'occasione da non
sprecare". "Sono riuscito a prendere
l'iPhone4". "La Playstation"...
File dall'alba in tempo di crisi, vetrine infrante. Non
per il pane. Ma per l'iPhone 4, la Playstation, il
televisore al plasma. Non è difficile immaginare che
l'acquirente dell'ultima versione dell'i(nutile)Phone si
sia messo in fila avendo in tasca la penultima. E così
tanti degli altri assaltatori di megastore. Per i quali
l'ultimo giocattolo elettronico è un bene essenziale.
In tempo di crisi e mentre milioni di persone in altre
parti del mondo muoiono di fame.
C'è qualcosa che non funziona in questa parte del
mondo. Rifletta chi continua a ricordare Steve Jobs come
un genio che ha migliorato la nostra
vita.  |
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Piergiorgio
Odifreddi: Steve Jobs? Uno stilista |
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22.10.11 |
Oggi nel mondo la morte in prima pagina è quella di
Gheddafi. Ha preso il posto di quella di Steve Jobs. Due
situazioni assolutamente diverse, si dirà. Ma hanno in
comune il fatto di essere, appunto, morti da prima
pagina. Questo giustifica un breve passo indietro,
perché in ritardo scopro che anche Piergiorgio
Odifreddi ha commentato la scomparsa del fondatore di
Apple, nel suo blog
su Repubblica.it.
Odifreddi ha scritto più o meno le stesse cose che
abbiamo scritto Andrea Monti e io (vedi L’informatica
non era Jobs e non sarà la Apple e L'ultimo capolavoro mediatico di Steve
Jobs):
"Al di là delle iperboli mediatiche, Jobs è
infatti stato uno stilista, che ha contribuito a
trasformare il computer in un bell’oggetto e un bel
giocattolo, ma niente o poco di più. Una specie di
Benetton, cioè, come quello passato alla storia
per essersi arricchito vendendo magliette colorate, ma
non certo per aver inventato la tessitura o vestito le
genti. In ogni caso, il mercato dei prodotti Apple
è assolutamente minoritario nel mondo
dell’informatica, e i prezzi dei suoi prodotti
contribuiscono a renderlo tale anche in Occidente".
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Se si spegne Wikipedia |
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05.10.11 |
Quella di oggi doveva essere una normale giornata di
lavoro. Gli ultimi aggiornamenti a un libro che spero di
pubblicare presto, un pezzo sul disegno di legge sulle
intercettazioni, corrispondenza arretrata da sbrigare.
Tutto con le verifiche e le ricerche di informazioni che
fanno parte della routine.
Ma è stato impossibile. Perché una delle due miei
abituali fonti è fuori servizio: Wikipedia (l'altra è,
naturalmente, Google). Ieri Wikipedia
italiana ha oscurato se stessa per dimostrare che
cosa potrebbe succedere se passassero le norme in
discussione alla Camera sul dovere di rettifica a carico
dei siti Web. Una pagina da leggere fino in fondo. Un
esempio più forte di qualsiasi ragionata protesta.
Non sto qui a ripetere le tante considerazioni che si
trovano in questi giorni in ogni angolo della Rete
(basta il
blog di oggi di Mario Tedeschini Lalli). Sulle norme
in esame ci sarebbero da fare diverse osservazioni
"in diritto", ma è bene aspettare il testo
definitivo.
Post scriptum. Secondo le ultime notizie di
questa sera, la norma sarebbe limitata alle testate
giornalistiche. Per le quali, soggette senza dubbio alle
decrepita legge sulla stampa, non ci sarebbe bisogno di
altre disposizioni.
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